La conferma: inserire bestemmie nel titolo garantisce buon successo di una canzone

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Lo sospettavano in molti ma adesso il sigillo di veridicità arriva anche dalla scienza. Un team di sociolinguisti dell’Università di Camerino, capitanati da Allino Moscone, ha preso in rassegna una serie di canzoni partorite in ambito do it yourself da parte di gruppi punk, hardcore, oi, metal e grindcore, che contenessero all’interno del proprio titolo bestemmie di qualunque tipo e rivolte a qualunque divinità.
Il risultato è stato chiaro: tutti i pezzi analizzati sono risultati sempre il maggior successo del gruppo che li ha partoriti. Lo si evince dal numero di visualizzazioni su youtube, di post sui social network e di citazioni dal vivo o sul web da parte dei fan. In molti casi, inoltre, la canzone contente bestemmie rappresenta per l’autore l’unico bagliore in una vita artistica altrimenti votata all’oscurità più assoluta.
“Il risultato di questa ricerca – commenta il dott. Allino – è la conferma che nel punk italiano continua ad attecchire la tradizione legata ad un vacuo e generico ribellismo, che a volte tiene alla porta tematiche ben più serie. Unire l’odio contro le divinità ad un’attitudine comica garantisce tutt’oggi una concreta possibilità di attecchire presso il pubblico. C’è chi addirittura ne ha fatto un marchio di fabbrica e chi continua a seguire il trend sperando di fare il botto, ma la nostra ricerca – conclude – lo dice chiaramente: può funzionare, ma la fama che otterrete sarà sempre effimera e al più sarete ricordati come quel gruppo che diceva porco dio nella canzone“.
E – aggiungiamo noi concludendo – farete arrabbiare genitori e nonni ogni volta che vorranno sentire quello che suonate, a meno che non abitiate in Veneto o in Toscana.

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