Abbiamo chiesto ai punk se venderebbero i loro punti scena per sfamare un immigrato e hanno detto tutti no

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La narrativa ufficiale descrive la scena punk hardcore come un mondo aperto all’esterno, tollerante e spesso impegnato direttamente nella difesa dei più deboli, immigrati compresi. Un ambiente spesso idealizzato, ma in questo periodo storico in cui non ci si può spesso fidare né delle notizie ufficiali né del passaparola, abbiamo deciso di mettere alla prova questo cliché e scoprire quanto davvero la Scena è disposta a mettere da parte i propri privilegi per aiutare chi arriva da lontano nel nostro Paese nella speranza di un futuro migliore.
Per questo motivo abbiamo chiesto ad una serie di esponenti più o meno noti se sarebbero disposti a vendere i propri punti scena duramente guadagnati con anni di militanza e con il ricavato sfamare un immigrato in difficoltà. Queste sono alcune delle risposte.
“Non sono razzista, ma questi negri che infestano la stazione li brucerei tutti” risponde Mircoroberto, cantante hardcore bresciano, possessore di 20 punti scena (scaduti).
“I miei punti scena li ho già venduti tutti, ho solo punti Goa ma devo andare prima in orto a pensarci” ha detto Pino, storico gestore di etichetta padovano.
Più filosofico Michele Lee, punk milanese di origini orientali “Dona i punti scena a un povero e lo sfamerai per un giorno, donagli un involtino primavera e lo sfamerai uguale ma così non perdo punti”.
“Noi abbiamo fatto suonare un gruppo sudafricano, quindi abbiamo già dato” ci fa sapere il popolare organizzatore di un festival hardcore veneziano. Gli fa eco l’organizzatore di un grosso festival riminese: “I punti scena non possiamo cederli ma possiamo regalare tre ingressi gratis al prossimo Bay Fest, possibilmente ad extracomunitari bianchi, coi neri ultimamente abbiamo avuto qualche problema”.
Il punk bolognese Fiorenzo, invece, per rispondere ha iniziato una lunghissima analisi sulla società multirazziale ed i rischi insiti nel fascismo, razzismo e sessismo in ascesa ma dopo un’ora di parole aveva dimenticato la domanda e ci ha lasciati con il dubbio.
“Vorrei aiutarvi ma sto scappando, ho appuntamento con alcuni amici ambigui” ha invece tagliato corto un conosciuto skin apolitico di Roma.
“Chiedete a un genovese di regalare qualcosa? Ma siete pazzi?” ha tuonato uno storico esponente dell’hardcore ligure molto legato alle tradizioni locali.
Ultimo a rispondere un musicista hc sardo: “I punti scena italiani qui non hanno valore, non siamo in Italia e abbiamo la nostra tessera e non la prestiamo a nessuno”.
Per la cronaca abbiamo cercato anche di sapere il parere del portavoce della Vigevano Hardcore, ma sembra abbia abbandonato la scena per dedicarsi alla carriera di dj house.
Quello che emerge, in definitiva, è una scena aperta a parole ma nei fatti ancora chiusa nella difesa della sua purezza e dei privilegi acquisiti. L’augurio è che si tratti di un momento passeggero legato alla crisi di tutta la politica italiana e non un vero e proprio passo indietro.

 

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