Unesco elegge patrimonio dell’umanità uno dei due generi musicali nati per sbaglio dall’abuso di marijuana

Il reggae, quel genere musicale nato per sbaglio in epoca moderna quando Bob Marley e i suoi amici iniziarono ad esagerare con le canne, è da oggi patrimonio immateriale dell’Unesco. La decisione, secondo il comitato promotore, è stata dettata dall’indubbio contributo che questa musica ha dato alla causa del fricchettonismo, all’abuso e smercio di prodotti legati alla cannabis, al sessismo e alla misoginia tollerati dai compagni ed, infine, alla nascita dell’unico gruppo hardcore di colore che davvero valga la pena ascoltare.
A bocca asciutta è rimasto l’altro genere musicale accomunato dalle stesse fumose tendenze, il doom-stoner, sicuramente accantonato dai politicamente corretti parrucconi dell’Unesco perché creato da bianchi anzichè da neri, ma c’è ancora speranza che Sweet leaf dei Black Sabbath diventi la canzone simbolo del reggae, basterà solo convincere Shaggy o Seaun Paul a farne una cover in levare.
Fortemente risentito invece chi sperava che lo ska, il fratello minore bianco e più sfigato del reggae, potesse averla vinta. A danneggiarlo, probabilmente, la colpa di aver contribuito alla nascita dello ska-punk e dello ska-core, un fenomeno che negli scorsi decenni ha creato danni all’intera scena punk mondiale che paghiamo ancora oggi.

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