Festival stoner-doom con cani antidroga all’ingresso si rivela più noioso del previsto

Non è andata esattamente come previsto la prima edizione del Goatwizard Bongthrone Festival, manifestazione di due giorni dedicata alle sonorità doom, sludge e stoner, che si è svolta in un noto club della provincia di Firenze. Nonostante l’organizzazione ineccepibile in ogni dettaglio, una lineup rispettabile in un contesto sempre più agguerrito tra promoter di quest’ambito, e una massiccia presenza di pubblico, infatti, la presenza fin dalle prime ore dall’apertura delle porte di un simpatico branco di cani antidroga gentilmente accompagnati dalla locale Guardia di Finanza ha impedito il passaggio all’interno di un certo elemento verde che normalmente rende sopportabili numerose ore di musica lenta, a volumi sproposititati circondati da gente sudata, barbuta e spesso in sovrappeso sempre a causa dell’abuso di quel certo elemento.
I controlli dei quadrupedi hanno portato al sequesto di ingenti quantità di mariuana e hashish, di una quantità minore di erba legale in possesso di alcuni poser, e di un imprevisato numero di pipe, cilum e bong i quali sono stati restituiti, vuoti, solo a fine serata. La mancanza di THC nell’aria si è tramutata presto in un evidente disagio per pubblico, gruppi ed organizzatori, e nonostante le prestazioni notevoli di gruppi capisaldi del genere in Italia come Bongula, Smokesnake, Stoned Felafel e molti altri, non sono mancate scene drammatiche di crisi d’astinenza, con un gran numero di presenti che hanno provato a ripiegare sull’alcol senza ottenere effetti simili, mentre altri hanno addirittura provato a raccogliere e fumare qualsiasi pianta spontanea disponibile nel parco antistante il locale che ospitava il festival con effetti assolutamente deludenti. I più disperati hanno provato a servirsi di piccioni pusher, ma i poveri volatili sono stati intercettati ed arrestati da cani droga volanti e portati in centri di riabillitazione.


“Non me n’ero mai reso conto, ma senza erba ti accorgi che questi gruppi sono un po’ ripetitivi e tendono a somigliarsi tutti” racconta un partecipante al festival che ha preferito rimanere anonimo per non incorrere in ritorsioni da parte del tribunale doom. “Lo sappiamo che è tutto molto lento, ma proprio per questo ho pensato per la prima volta che lo stesso riff si potrebbe ripetere 8 volte invece che 24 e magari tutto diventerebbe più fruibile” aggiunge.
Delusi anche i venditori di panini fuori dall’evento, che non hanno potuto contare sulla classica fame chimica post concerto da parte del pubblico. Alcuni, dopo aver avuto notizia dei controlli da parte della polizia, si sono spostati in un vicino concerto crust, dimenticando che da quelle parti altri tipi di droghe combattono fino alla morte qualsiasi tentativo di alimentarsi da parte degli adepti.

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