Cina, governo cerca gruppo crust a cui dare la colpa del nuovo virus

Forse è ancora presto per dirlo, ma il misterioso virus che dalla Cina si sta diffondendo in giro per il mondo potrebbe tramutarsi a breve nella prima epidemia del decennio e forse nel primo tentativo della Natura di disfarsi di noi e salvare un pianeta compromesso a causa dell’uomo. Un’ipotesi ottimista, che tuttavia non rispecchia quella dei governi, decisi a farci agonizzare ancora per decenni in una terra inquinata, sovrappopolata e stremata; ci riferiamo in particolare a quello cinese, che oltre a dover fronteggiare il virus si trova anche nella scomoda situazione di dover spiegare al mondo da dove venga e anche perché ogni maledetta epidemia sempre dal Paese della Grande Muraglia sbuchi fuori.

Finora Pechino ha diffuso una serie di ipotesi rivelatesi errate e già gioia di complottisti vari: il virus è passato all’uomo per colpa di chi si mangia i serpenti; poi la colpa è stata data a chi si fa le zuppe di pipistrello; poi ancora colpa dei pesci al mercato. Tutto ovviamente falso e intanto su molti media si affaccia l’ipotesi, fondata, che il virus sia nato in un nuovo distretto di laboratori da poco inaugurato che guarda caso si trova nella città al centro dell’epidemia, Wuhan.

Per smentire questa voce il Governo ha lavorato nelle ultime ore per trovare un plausibile capro espiratorio e finalmente sembrerebbe averlo trovato: la nascita e diffusione del coronavirus è colpa dei crust. Si perchè non ci crederete ma il crustpunk a modo suo esiste anche in Cina e come i crust occidentali anche quelli cinesi mangiano quello che capitano, girano in mezzi fatiscenti, vivono sotto la soglia di accettabilità igienica e sono tendenzialmente promiscui. Ecco quindi la teoria che sta per essere diffusa: il virus si è sviluppato tra un gruppo di crust che vivono in un edificio fatiscente e si sono nutriti di tofu aromatizzato al rospo tigrato del Fiume Giallo, probabile primo vettore dell’infezione; da qui i crust avrebbero diffuso la malattia spostandosi in varie parti della città per fare colletta o andare a concerti, e complici anche i famigerati vestiti pieni di toppe, avrebbero trasmesso la malattia anche alle persone normali, ignari che strofinarsi a uno smanicato borchiato potesse portarli a morte certa.

Sulla base di questa teoria il governo cinese si prepara ad una repressione della scena crustpunk senza precedenti: si ipotizzano infatti rastrellamenti, imprigionamenti con la scusa della quarantena e probabilmente anche una sterilizzazione coatta. Se con questa tattica il virus non dovesse essere debellato si passerà ai rockabilly e alla loro brillantina fatta con colla di pesce gatto del Giangxi.

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