Abbiamo provato a chiudere Feltri in una scatola di lamiera e a picchiarlo con delle sedie e ora vi scriviamo dal carcere di San Vittore

Vista l’eco dell’inatteso editoriale di Vittorio Feltri che citava i Napalm Death, una volenterosa squadra di nostri collaboratori si è diretta questo pomeriggio verso la sua abitazione, nella speranza di incontrarlo e di verificare se davvero Napalm Death suonino come essere chiusi in una scatola di lamiera mentre si viene picchiati con delle sedie.
L’operazione in sé non era semplice: abbiamo dovuto fare tappa da Leroy Merlin per trovare una scatola di lamiera abbastanza grande da contenere circa 80 chili di letame, ma abbiamo scoperto che costava troppo, quindi abbiamo ripiegato su Bricocenter e ne abbiamo trovata una industriale usata per il compostaggio. Dopo di ciò siamo passati alla ricerca delle sedie adatte: quelle di legno emettono un suono troppo sordo e non adatto ai nostri fini, quindi abbiamo ripiegato su dei modelli in metallo imitazione delle Tolix, un vero must per gli appassionati di design industriale (siamo sicuri che Mick Harris apprezzerebbe la scelta). Alleggeriti di circa 200 euro siamo arrivati alla dimora del direttore di Libero e dopo averlo individuato abbiamo provato a buttarlo nella scatola prima con le buone e poi con le cattive, ma senza successo; il mitico Vittorio infatti, conscio di essere odiato da un buon tre quarti d’Italia, è guardato a vista dalla polizia e s’è dimostrato anche poco collaborativo, nonostante gli sia stato spiegato in tutti i modi che eravamo colleghi desiderosi di fare del buon giornalismo.
Non ci dilungheremo molto su quello che è successo dopo, ci limitiamo a dirvi che vi stiamo scrivendo dal carcere di San Vittore e che siamo accusati di aggressione e sequestro di persona. Se avete tempo e voglia organizzate dei benefit per noi, l’avvocato ha detto che il processo si preannuncia lungo e complicato.

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