Coronavirus, regole minime di distanza mettono in crisi amanti del pogo

Continua l’emergenza coronavirus. Il contagio in Italia appare estendersi e sia gli esperti che i numeri portano a pensare di non essere ancora arrivati al picco di ammalati, per il dolore, tra gli altri, di moltissimi di noi che giorno dopo giorno, soprattutto a nord, vedono la cancellazione di concerti e tour dall’agenda settimanale.
Le note dolenti tuttavia non vengono solo dai mancati show, ma anche dalle nuove direttive del Ministero della Salute incentrate sui comportamenti da adottare per evitare il diffondersi del contagio. In particolare sta iniziando a creare non pochi problemi per i patiti del moshpit l’obbligo di tenersi ad almeno un metro di distanza da qualsiasi persona: testimonianze degli ultimi giorni parlano di punk e hardcore kids impegnati a spintonarsi a distanza di sicurezza, chi usando oggetti come bastoni chi, invece, simulando a distanza di darsi spintoni e di riceverne come se fossero usate delle invisibili onde energetiche. Il problema però è che quando qualcuno cade nessuno aiuta il malcapitato a rialzarsi. Irrisolvibile, invece, il problema degli stage diving, dato che nessun punk ha ancora imparato a volare e che l’uso dei guanti lunghi fino al gomito non ha avuto grande successo.
Fallimento totale per l’uso delle mascherine ai concerti: la maggior parte della scena non le sopporta e preferisce sputacchiare mentre parla, gli unici a salvarsi sono la minoranza fissata con il japcore; pregiudicati e paranoidi della schedatura continuano invece a partecipare ai concerti col passamontagna. Infine si segnala che ogni volta che in questi giorni parte un circle pit o un wall of death molti pensano che qualcuno rimasto nel mezzo abbia tossito.
Non manca infine qualche piccola nota positiva: in alcuni centri sociali, nei bagni, ha iniziato ad affacciarsi un nuovo liquido che non si beve. Alcuni tra quelli che hanno studiato hanno ipotizzato che si tratti di sapone, ma sono in corso verifiche per capire se sia davvero così. La maggior parte degli intervenuti comunque guarda quei nuovi flaconi dai nomi strani con estremo sospetto. Del resto la stragrande maggioranza dei punk crede poco a questa epidemia e non teme neanche di infettarsi ai concerti: “Nessuno ha notizie di punk col coronavirus” confessa un giovane frequentatore di concerti hc, “quindi se siamo tutti sani e non c’è un paziente punk zero nessuno può ammalarsi, a meno che qualcuno non butti nel pogo un pipistrello o un formichiere o un lombardo-veneto”.

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