Diario dalla Scena Rossa – giorno 2

Continua senza sosta il lavoro del Soviet e delle istituzioni per contrastare il diffondersi dell’epidemia. Mentre le agenzie di bookmakers diffondono le quote su quale sarà il primo punk a rimanere infetto, sembra che in generale gli appelli inizino a sortire il loro effetto e la maggior parte si sia finalmente deciso a rimanere a casa.
Queste intanto, alcune notizie brevi su quanto accade in giro per l’Italia:

– Scenderemo nelle strade dei Nabat è stata vietata dal Soviet fino a nuovo ordine, in quanto evidente provocazione alle ferree norme di sicurezza di questi giorni.

– Dopo l’assalto ai supermercati di due notti fa molti negozi sono rimasti con gli scaffali vuoti o semivuoti; uniche eccezioni i reparti di cibo vegan: piuttosto che mangiare tofu e seitan molti preferirebbero una trasferta al mercato del pesce di Wuhan.

– I 3 gruppi celtic punk italiani sono disperati perché stanno per perdere l’unica data in cui qualcuno è disposto a farli suonare, San Patrizio.

– Vicino Venezia degli eroici studenti hanno provato ad infettare i disobba del Rivolta radunandocisi in massa e senza alcuna precauzione con la scusa che dovevano studiare. Ancora presto per sapere se il virus party abbia funzionato.

– Un organizzatore di concerti ha intercettato l’ultimo spacciatore di presabene del paese, l’ha consumata tutta ed ora è convinto che il concerto che aveva in programma dopodomani si svolgerà regolarmente senza rischio di una denuncia penale.

– La Turchia ha annunciato che non farà attraccare la nave dei Marnero sul suo territorio: potrebbero essere infetti ma il rischio maggiore è che abbiano portato gli strumenti con loro.

– Panico nella frangia dell’hardcore più legata ai tatuaggi: con tutti gli studi chiusi la maggior parte di loro teme che senza almeno un tattoo nuovo ogni 15 giorni possa venire in meno la credibilità e si perdano punti scena.

– C’è un pezzo di un gruppo pugliese, “Città deserte” dei SudDisorder, che sarebbe la colonna sonora perfetta per questi giorni di desolazione urbana. Se il gruppo avesse un minimo di spirito imprenditoriale lo stamperebbe su 7 pollici e in pochi giorni lo sentiremmo risuonare su tutte le radio. Peccato che i punk queste cose non le facciano.

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