Abbiamo provato a infettare alcuni gruppi mascherati italiani per vedere se le loro protezioni funzionano davvero

Da giorni ormai abbiamo perso il conto dei giorni di isolamento in cui il coronavirus costringe tutti noi in Italia. Il livello di insofferenza della popolazione pian piano sta raggiungendo livelli di guardia ed è anche per questo che oggi più che mai sentiamo il dovere di diffondere notizie positive per alleggerire il morale di una scena sempre più stanca e scoraggiata. Per questo motivo abbiamo pensato di lanciare un’iniziativa e di chiedere ai gruppi mascherati italiani se si sentono più al sicuro grazie alle protezioni che usano quando sono sul palco e se avrebbero voglia di esporsi al virus per ottenere la certificazione europea che ne attesta la sicurezza.
Primi interpellati i Bone Machine, gruppo proveniente dalle paludi pontine (provincia di Latina per i meno avvezzi alla geografia o alla propaganda delle bonifiche fasciste) e attivo da anni con il suo rock’n’roll incentrato su temi horror. La band ha accettato di buon grado a sottoporsi all’esperimento, dimenticandosi però che le loro maschere non coprono la bocca. Sottoposti a tampone risultano ora tutti positivi ma asintomatici.
Rimanendo nel Lazio abbiamo scoperto un altro gruppo che suona incappucciato, si chiamano The Unborn e anche loro sono legati a tematiche horror, anche se musicalmente sono più vicini all’oi. Al posto delle maschere la band usa dei sacchi di iuta, tipo quelli in cui si mettono i ceci o i fagioli, ma anche dei più comodi passamontagna da rapinatore. Esposti al virus i risultati sono stati positivi, nel senso che il loro tampone adesso è al 100% ok. Iuta e passamontagna quindi bocciati.
A proposito di passamontagna, a questo punto abbiamo provato a coinvolgere nell’esperimento altri noti incappucciati campani, i Napoli Violenta. Bombardati da una scarica virulenta, il gruppo ha scippato al coronavirus il dna e si appresta a mettere in commercio in un mercato rionale una sua imitazione a buon mercato, il capucchionevirus.
Andando più a nord, siamo entrati in contatto con un duo bolognese che suona mascherato da lottatori di Lucha libre. Si chiamano Crisis Benoit e sembrano essere abituati a sporcarsi del sangue che scorre sui peggiori ring messicani, quindi che volete che gli faccia un povero virus che si chiama come una cantante dance anni ’90. In ogni caso abbiamo scoperto che il latex protegge meglio delle altre maschere che abbiamo provato perché i due musicisti sono usciti negativi ai tamponi. Secondo loro però il merito è delle loro tute da truzzi Givova che indossano giorno e notte.




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  1. Pingback: Band mascherate e Coronavirus... Siamo su Hardcorella Duemila! – The Unborn

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