
Dopo il permesso accordato dal 18 maggio alle messe ed altre funzioni religiose, continua la svolta teocratica del governo Conte. Oggi con un emendamento votato a larga maggioranza, il governo ha di fatto varato l’ok al ritorno dei concerti dal vivo negli spazi sia chiusi che all’aperto; unica condizione per il loro svolgimento è la presenza di almeno un prete tra il pubblico. I compiti del prelato saranno i seguenti: santificare l’assembramento in modo che Dio non punisca i partecipanti infettandoli mortalmente; fornire l’estrema unzione a chi dovesse ferirsi pogando; sanzionare chi dovesse bestemmiare sopra o sotto il palco; combattere l’uso di alcol e droga facendo capire che l’unico vero stupefacente è Dio; dare l’assenso alle cover che saranno proposte (niente Dark Funeral per intenderci). A discrezione del sacerdote si potranno polverizzare ostie per essere assunte per via nasale, ma qualsiasi ironia tipo “questo è il corpo di crust” sarà assolutamente vietata. Infine se il concerto sarà con gruppi war metal sarà obbligatorio il gesto di pace scambiandosi la cartucciera o i tipici occhiali.
L’emendamento specifica chiaramente che la presenza di uno straight edge non sarà considerata equivalente a quella del prete, che però potrà avvalersi del loro aiuto usandoli come chierichetti. La presenza di suore non è proibita ma sconsigliata, perchè stonerebbe con la storica mancanza di presenza femminile ai concerti punk hardcore.