Ha compiuto 40 anni il concerto che fece capire che ai punk italiani non sarebbe mai stato bene un cazzo

L’anniversario era di quelli importanti ed in città è stato anche degnamente celebrato, ma noi abbiamo i nostri tempi e finiamo per parlarne solo oggi. Ci riferiamo al celebre concerto dei Clash a Bologna del primo giugno 1980, una di quelle date che nel bene e nel male hanno fatto la storia del movimento punk in Italia.
Da più parti il quarantennale è stato ricordato come una data simbolo della sottocultura nel nostro Paese, ma per quanto ci riguarda a molti è sfuggito l’elemento più importante: quel giorno infatti fu il primo in cui i punk italiani fecero capire che non gli stava bene e non gli sarebbe mai stato bene un cazzo. Da tempo ci immaginiamo i poveri burocrati del Comune di Bologna dire tra loro “adesso portiamo il gruppo punk più famoso al mondo in città, nella piazza più centrale di tutte e lo regaliamo pure ai punk. Che cosa potrà mai andare storto?”.
E invece no, cari burocrati parrucconi, ai punk non li freghi così: troveremo mille distinguo, mille contraddizioni, diremo che volevamo i Crass, anzi no i Discharge pure se non avevano ancora pubblicato un disco, e poi i Clash erano dei tossici pure se lo straight edge non era ancora nato, e poi cos’è questa cosa da fricchettoni di voler far vedere un gruppo punk anche alla gente normale che passa lì per caso, noi dobbiamo stare al chiuso nei nostri posti, e poi chi li capisce quei testi in inglese, noi vogliamo quelli in italiano che fanno riflettere come quelli dei Kandeggina Gang o di Enrico Ruggieri.
Il peccato originale di questo concerto ce lo portiamo dietro ancora oggi, e lo vediamo nelle mille microscene che affollano il nostro mondo, che spesso si guardano in cagnesco, nel come si preferisce fare le pulci a qualcuno invece di costruire qualcosa di più grande tutti insieme e nell’invidia che si riversa su ogni gruppo che supera il traguardo di stampare 500 copie di un disco. O anche quando un noto chef finisce per caso a un concerto dei nostri e te lo promuove pure.
Giuriamo che non volevamo fare un discorso troppo serio, ma la morale di questo anniversario è la stessa di molti stranieri che ci guardano allibiti se litighiamo parlando di cibo: siamo italiani, prima di essere punk, e di discutere su tutto non potremo mai farne a meno.

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