Facebook chiude migliaia di profili skinhead: “Li abbiamo spostati su Instagram perchè lì ci sono solo le figure”

Nel corso delle ultime ore Facebook, il più popolare social network del mondo, ha chiuso senza preavviso migliaia di profili e pagine di skinhead o legate a questa sottocultura. La decisione del colosso web ha scatenato in pochissimo tempo una vera e propria rivolta da parte di coloro che si rispecchiano in questo mondo, che adesso si sente discriminato ed erroneamente accostato a fenomeni come razzismo ed antisemitismo che però sono parte integrante solo degli skinhead nazisti o fascisti, mentre buona parte del movimento sostiene invece idee diametralmente opposte.
Facebook, secondo gli skinhead, avrebbe quindi accomunato erroneamente tutta questa sottocultura, iniziando ad eliminarla con l’obiettivo di combattere l’odio razziale che nei social network trova sempre più terreno fertile.
Per quanto credibile però, niente è più lontano dalla realtà di questa interpretazione. Ed è addirittura Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, a fare chiarezza sulla questione e a spiegare l’enorme equivoco: “Non abbiamo cancellato nessun profilo o pagina skinhead. Li abbiamo semplicemente spostati tutti su Instagram”. La motivazione? “Ci siamo resi conto – spiega Zuckerberg – delle oggettive difficoltà del mondo skinhead ad approcciarsi alla lettura, anche solo dei post su una bacheca. Troppi skinhead non comprendono un testo scritto, si capisce anche dal fatto che qualsiasi cosa gli chiedi loro ti rispondono oi”.
“Per questi motivi – prosegue – abbiamo preso tutti questi profili e li abbiamo trasferiti su Intagram, che è di proprietà di Facebook. Su Instagram i testi scritti non ci sono, ma è pieno di figure. Lì tutti gli skin potranno guardare le fotine, postare le foto delle loro polo, degli Sta-Prest, degli anfibi e tutta quella roba là. Possono persino mettere il cuoricino, tanto per farvi capire che non li stiamo discriminando, ma almeno si ritroveranno in una realtà più adatta alle loro esigenze, senza testi incomprensibili da leggere e parole da ricordare. Oi!” conclude.

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