Concerti in cui si abusa di alcol, ci si droga, si inneggia al demonio e si rischia di morire tra risse e pogo ancora vietati per paura del Coronavirus

L’attesa sembrava non finire mai, ma da qualche giorno, timidamente e con mille vincoli e divieti, i concerti dal vivo stanno facendo una loro prima ricomparsa. I primi esperimenti hanno avuto già luogo in alcuni club in giro per l’Italia, anche se abbiamo notizie di concerti illegali che si sono svolti il luoghi isolati senza nessuna promozione ufficiale, un po’ come dei classici rave.
Tastando l’umore del pubblico, tuttavia, è facile notare come un po’ tutti nella scena punk hardcore o metal si sentano presi in giro da questo tipo di concerti: a voler rispettare tutti i divieti, si dovrebbe stare a distanza, rinunciare al piacere di dividere bottiglie con sconosciuti probabili portatori di malattie più gravi del Covid, non buttarsi nel pit e in definitiva evitare qualsiasi interazione sociale ravvicinata; però nei decreti ci preme ricordare che la vendita di droga non è espressamente vietata, quindi anche se qualche straight edge avrà da ridire noi lo ricordiamo: drogatevi.
Per tutto il resto si tratta di aspettare, anche se non sappiamo come prendere il fatto che molti assembramenti vengono permessi e un sano concerto sia vietato in nome del coronavirus quando sappiamo bene che quando un evento del genere è riuscito davvero non si torna a casa perfettamente sani.
Per questo motivo ci azzardiamo dalle pagine virtuali di questa webzine a proporre al Governo un patto: voi riaprite i concerti senza alcuna condizione e noi se ci facciamo male o ci infettiamo ce ne torniamo a casa zitti zitti e non diciamo niente a nessuno. Sarà un piccolo segreto tra noi punk e voi burocrati in giacca e cravatta che normalmente odiamo, ma appunto per questo è meglio che ci fate sfogare se no iniziamo a fare come quelli che nelle piazze si stanno portando le casse con la musica da zarri e che creano davvero problemi di ordine pubblico.
Noi ve l’abbiamo detto, ora fate voi.

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