Addio a Lou Ottens, padre degli accostamenti musicali fatti a cazzo

Non c’è stato verso di riavvolgere il nastro per Lou Ottens, nome che a molti non dirà niente ma in realtà personaggio fondamentale per la storia della musica essendo l’inventore, o meglio il colpevole della creazione della musicassetta.
Innumerevoli i lasciti di questo grande uomo, venuto a mancare a soli 4 anni dal terzo traguardo fondamentale della sua vita, il C90: un infinito numero di imprecazioni e bestemmie nate ogni qualvolta che il nastro usciva dal suo supporto e andava riavvolto col celebre trucco della matita (che molti gli avrebbero conficcato un un occhio ma tant’è); un lascito di 100 miliardi di cassette che ormai quasi nessuno sa perfino cosa siano ma che contribuiranno a inquinare la terra e a soffocare col loro nasto piante e animali (loro il trucchetto della matita non lo conoscono). Ma soprattutto addio al principale colpevole degli accostamenti musicali fatti a cazzo di cane, quelli delle compilation che tutti hanno fatto fino ai primi anni 2000, quelle accozzaglie di canzoni che messe insieme erano peggio di un quadro cubista uscito male ma che altri oltre a chi li creava erano costretti a sorbirsi perché premere avanti e indietro era un’operazione fastidiosissima, che alla meglio ti scaricava il walkman e alla peggio causava un frontale mentre guidavi perché ricordiamolo, le cassette erano il formato re delle automobili tanto che addirittura quando si diffuse il formato cd si inventarono pure la cassettina con l’entrata jack per chi ancora aveva lo stereo a cassetta in macchina.
A Lou Ottens, infine, va addossata la colpa delle compilation che molti registravano e regalavano ai potenziali partner, opere spesso inascoltabili ma arricchite spesso di messaggi subliminali da cercare nei titoli delle canzoni, note nascoste spesso partorite in maniera così indecifrabile che se Dan Brown ne fosse stato a conoscenza avrebbe scritto Il Codice da Vinci trent’anni prima, solo che sarebbe sembrato un libro di Federico Moccia.
Ora siamo certi che molti punk verranno a dibattere dell’importanza del formato cassetta nella storia del genere e faranno riferimento all’inspiegabile ritorno di fiamma tra la scena e questi oggetti sgradevoli, dannosi e nemici dell’ergonomia. Non daremo loro ascolto, ci limiteremo ai dati obiettivi appena esposti e inviteremo tutti i nostalgici a rivolgersi alle playlist, che nel peggior caso si autodistruggono con un tasto portandosi con sé la memoria dei vostri pessimi gusti musicali.

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