Scoperto piano segreto per convincere i punk ad iniziare a leggere libri

Da circa un anno, con tempi che stranamente coincidono con quelli della pandemia in corso, è in atto un piano, da parte di una loggia segreta, per spingere i punk ad uscire dalla loro fiera ignoranza ed abbracciare definitivamente il mondo della cultura con la C maiuscola. Ne è convinto un nutrito gruppo di punk rozzi, che attraverso questa chiave di lettura interpretano l’esplosione di libri dedicati al punk hardcore pubblicati in questi ultimi mesi, un numero mai visto in precedenza nonostante l’argomento non sia mai stato ignorato dalle case editrici.
Basta fare un giro sul web o sui social per rendersene conto: in un arco di tempo brevissimo sono stati pubblicati un grosso volume sull’hardcore anni ’90 (Disconnected), almeno due romanzi incentrati sullo stesso mondo (No control e Schegge di rumore) e altri tre dedicati più a scene locali (I ribelli della collina, il libro dedicato ad Atlantide e uno dedicato agli Underage e all’hc napoletano). Persino gruppi storici come i Contrasto hanno finto di pubblicare un disco ma poi se lo apri scopri che è un libro e al posto del cd c’è un sottobicchiere.
Il tutto porta dritto a questa lobby segreta, questo specie di Rotary Club punk, che avrebbe deciso senza chiedere il permesso a nessuno che è finito il tempo della scena popolata da gente ignorante come una mattonella di coccio ed è scoccata l’ora per una scena punk che la smetta di aspettare i concerti e pensi a incontrarsi nei salotti letterari a discutere della semiotica dei testi dei Nabat o dei Sottopressione o dei Tear Me Down. Una squadra della punk police è al lavoro per indagare e per ora i loro occhi puntano principalmente su un losco figuro abruzzese stanziato a Bologna, da tempo impegnato a spacciare libri celati tra dischi e cd; ancora presto per dire se sia questa persona il manovratore dentro questo grande reset della scena hardcore nazionale, ma sembra certo che la rete al lavoro porti in un modo o nell’altro sempre ai suoi traffici.
Dal canto loro, di fronte a questo acculturamento forzato, sono già molti i punk che rivendicano il loro diritto a non capire un cazzo di niente e a leggere solo le etichette delle birre o al massimo qualche testo che se non lo sai sei proprio sfigato. E parallelamente hanno messo in allarme anche l’attigua scena metal italiana, storicamente ancora più ignorante di quella punk hardcore, dato che anche in quel settore si registra un’insolita attività editoriale e l’emergere di nuovi autori.
E’ presto per dire se questo tentativo andrà a buon fine, quello che è certo è che in un modo o nell’altro la dialettica tra acculturati e ignoranti potrebbe polarizzare la scena e renderla in ogni caso diversa da quella che tutti oggi conosciamo.

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