Scoperto giro di falsi residenti vegani ad Amatrice

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Ammontano a circa 120 i vegani indagati dalla Procura di Roma per aver spostato la propria residenza ad Amatrice, in modo da poter usufruire dei contributi erogati mensilmente dalla Protezione Civile alle vittime del terremoto che ha distrutto la cittadina laziale.
Le indagini sono partite in seguito al sospetto aumento di richieste, nei pochi negozi locali ad aver riaperto, di alimenti sospetti nella patria dell’amatriciana, come avocado, quinoa, anacardi, tutti cibi un sacco buoni ma appunto, poco consoni alle tradizioni di questa martoriata fetta di centro Italia. Da qui, in poche settimane, la scoperta dell’illecito da parte di numerosi vegani, residenti principalmente in Lazio, Abruzzo e Umbria, che nei tempi morti in cui non sono impegnati a distruggere le economie del Terzo Mondo, sono riusciti a falsificare le documentazioni divenendo apparentemente cittadini di Amatrice doc.
I contributi intascati fino a questo momento sarebbero stati in gran parte destinati ad attività illecite, come rapimenti ed uccisioni di agricoltori peruviani o incendi di allevamenti intensivi con annessi gli stessi, poveri, animali, che questi attivisti si vantavano di aver salvato. Tra gli episodi più efferati quello riguardante uno dei magistrati impegnati nell’indagine, che ha denunciato oggi il ritrovamento di una cotoletta di soia nel suo letto: si tratta del noto avvertimento che la criminalità organizzata vegana invia ai suoi nemici prima di passare ai fatti.

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