“Suoneremmo volentieri al tuo concerto ma il nostro batterista ha altri 18 gruppi”

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Gli Sleepsand non suoneranno al concerto al quale erano stati invitati a fine giugno. Si tratta dell’ennesimo rifiuto, il terzo solo questa settimana, e tutto fa pensare che non sarà l’ultimo. Gli Sleepsand non sono un gruppo che se la tira, sono abbastanza bravi e amici di tutti, eppure non suonano praticamente mai. Il motivo di tutto questo va cercato nel pernicioso e da decenni temuto fenomeno noto come batterista condiviso.
Chiunque abbia un gruppo lo sa bene: i batteristi sono creature rare, inserite anche dal WWF nel novero delle specie minacciate di estinzione, e quelli bravi lo sono ancora di più. Ma soprattutto nessun batterista appena decente si accontenta di vivere suonando con solo un gruppo. La media, secondo i dati dell’Istat, è di 4,8 gruppi a batterista, che aumentano a 5,6 se questo ha tra i 20 e i 27 anni e iniziano a calare solo quando l’addetto alle percussioni supera i 35 e nel frattempo non si è fatto una famiglia.
Nel caso del protagonista della nostra storia, Charlie Giancassa oltre a suonare con gli Sleepsand ha un gruppo thrash metal, uno hardcore melodico, uno free jazz per migliorare con la tecnica, uno di cover con i colleghi di lavoro, un altro con una cantante emergente nella speranza di guadagnare qualche euro, un duo con cui si esibisce ai matrimoni ed uno elettronico sperimentale per sfogare la sua creatività. Ed ancora, impossibile dire di no allo zio che voleva riesumare il suo vecchio gruppo prog, all’ex compagno di banco che non si rassegna che il nu metal è morto e al gruppo post hardcore che di questi tempi tira tanto. Ovviamente tutti questi gruppi provano regolarmente ed hanno un’attività live ancora più regolare. Le uniche volte in cui le prove saltano è perché Charlie ha finito i soldi per le bacchette che si sono consumate nello spazio di una settimana.
Per tutti i gruppi che vivono questa piaga la scienza viene incontro in due modi: i progressi della clonazione e le drum machine. L’invito è quello di rivolgere un pensiero ad entrambe.

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